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giovedì 2 giugno 2011

Uno Poco Raccomandabile.



Sarebbe divertente riportare ogni tua parola, rileggendole nemmeno io ci crederei.
In effetti è difficile anche solo pensare che sia stata la tua voce ad emettere quelle sillabe.
Ho voglia di credere a qualsiasi cosa mi possa aspettare da te, non m'importa delle inevitabili conseguenze.
Ascolterò ogni verso sussurrato ed ogni occhio chiuso, il tuo alito e il tuo buongiorno, i tuoi nei che si muovono e le lentiggini visibili al buio.
E mentre lo farò mi sentirò felice, come il cristallo, come il cotone.


sabato 2 aprile 2011

I Patti.


C'è quest'aria così nuova e fresca e calda quaffuori che mi verrebbe voglia di sdraiarmi nuda sul marciapiede e respirare anche i gas di scarico delle Punto e Panda varie.
La luce è strana e intensa, e son le 9 di sera. La primavera torna tutti gli anni, eppure ogni volta mi sento vergine al suo arrivo. Vorrei poter congelare il benessere che da l'odore di Torino in questo istante, vorrei una lattina di serenità da trasporto, e vorrei saperla dilazionare, ma, mi conosco, la sprecherei in un'unica gollata.

Ora sto provando con tutta me stessa a fissare queste mie chiappe alla sedia non andare non andare, perché pretendo di imparare per davvero il valore della pazienza, della giusta razionalità, dello zen.
Conosco un mago che dice d'essere zen, ammè sembra tanto un gran paraculo, ma riconosco che l'importante è il fine, quindi mi fido quando lo ripete con compiacenza. A lui ci voglio bene, pur essendo un paraculo, checcomunque sa tanto e quel che può me lo insegna.
Epperò non ci riesco proprio ad apprendere queste fantomatiche arti zen di cui lui si sente unto, son così tremendamente italiana e piccola io.

Nonostante tutto il marcio che mi compone so ancora riconoscere i dubbi, non per questo so scansarli, ma è già un buon punto di partenza. Vorrei però anche sapere per quanto dovrò continuare a parlare di punti di partenza, a che età si arriva o ci si deve considerare troppo old per poter ancora parlare di punti di partenza?
Non son così sicura che ci sia sempre tempo, in tanti mi dicono seiggiovane seiggiovane, che è un po' come dire "è normale che tu sia ancora così scema", epperò la mia gargantuesca paura è proprio che questa giovinezza non ce la si possa scrollar di dosso come l'aria di questa sera.

Non mi piace che l'aria di Torino nei giorni di primavera dia un lieve tocco e sparisca subito dopo avermi fatto assaporare quella pace zen che vorrei poter sentire in ogni istante. Stringa la mano agli anni e facciano un contratto di scambio di ruoli. Almeno per un lustro o due.
Cheppoi chissà come potrei chiamare i lustri quando non saranno più lustri perché i giorni non ci saran più e vivrò solo arie tiepide e nuove, di primavera taurinense.


martedì 8 marzo 2011

Tous Le Jour.




Oggi non sto affatto bene, battiti accelerati, rimescolamenti di stomaco, testa pesante.

Non importa ciò che so o ciò che credo di sapere, dicono che ruggire sia più facile e mi riesca meglio.
E allora l'importante è ciò che m'infastidisce o che credo di mal sopportare, quelle cosellà son le stesse da anni e anni.

E allora mi consola credermi coerente.
Almeno nei piccoli dissensi quotidiani.


martedì 15 febbraio 2011

Once Upon a Time.





Cento volte ho pensato di star facendo esattamente ciò che andava fatto, altre mille di star sbagliando tutto.

Cento volte ho creduto di avere ogni risposta tra le dita, altre mille non sapevo nemmeno cosa chiedermi.

Cento volte mi sono addormentata col pensiero di qualcuno, altre mille qualcosa mi ha aiutata a prender sonno senza nemmeno accorgermene.

Cento volte ho tentato di razionalizzare i “non volevo dire questo”, altre mille ci ho sbattuto la fronte fino a non sentire più i rumori.

Cento volte avrei voluto desiderare qualcuno, qualcosa, chiunque, più di quanto non potessi desiderare altro, altre mille ho lottato invano contro mulini a vento.

Cento volte avrei voluto scopare obbedendo solo al mio ventre, altre mille i gemiti e le voci e i baci e le lacrime e gli imprechi hanno sovrastato ogni suono.

Cento volte ho provato a chiedere scusa, altre mille ho capito che è giusto avere un capro espiatorio, uno a testa non dippiù, solo per giustificare le obbligatorie crisi freudiane.

Cento volte ho detto andiamo avanti, altre mille ho corso più veloce che potevo verso lo stacco di partenza.

Cento volte ho chiesto, implorato, mendicato, la perdita dei ricordi, altre mille ho sputato lana salata su ogni centimetro di pelle posseduta.


Certe volte avrei voluto sparire nel bianco di mattine come questa, quando gli orizzonti non ci sono, le ombre non ci sono, i colori non ci sono, gli strepiti non ci sono; quelle volte in cui dominano solo lontane eco di brusii, luci piatte, rami secchi, pastelli tiepidi e noiosi.

Sarebbero le fughe perfette, nel silenzio del niente, colle facce tutte gialle e i polmoni un po' avvizziti dal dolore del non esserci, ma ben attenti a far comunque parte di un qualche cosa, un mood forse.


Rare volte ho fatto sesso senza la necessità di trovare un perché.

Perché? Perché?! PERCHE'..?!!! Perché nulla è più totale di un orgasmo.


Due o tre volte ho intuito che l'orgasmo non bastasse, vogliono dippiù, ci chiedono motivimotivimotivi, pretendono gli sbattiti di ciglia e lo sfrigolio dei cuori, le parole del rapporto e i t'amo d'ordinanza, le mani intrecciate e gli occhi negli occhi. Essennonloffai così come dicono loro sei un sodomitapervertitoputtanonefacilonesenzasentimentieanima, in pratica è come se non sapessi nemmeno cosa voglia dire respirare.


Una volta ho poi -penso- capito che quella cosa di cui ci piace tanto parlare, quel nome che tutti abbiamo sempre in bocca, quell'ascetismo che chiunque, almeno una volta nella vita, deve provare, non è altro che un cumulo di necessità personali scontatamente egoistiche: il bisogno di sentirsi belli, buoni, bravi, interessanti, puri, altruisti, onesti, normalimaddiversi per quellapersonallì.


Quella volta ho infine deciso che io non voglio starci, ci son stata già troppe volte, è un gioco scorretto, l'ho praticato con tutte le accortezze del caso, eppure non penso d'aver mai vinto.

Ho perso d'aver vinto.

Eppure non sono diverso, non poi così diverso.




lunedì 25 gennaio 2010

Uat a Fac.

Quest'ultima settimana ho avvertito un'inconscia necessità di riesumare baggy e air force one + giacconi e felpe sporty, ed ora tutto mi è chiaro: i giorni teen stanno volgendo al termine per lasciar spazio definitivamente ai giorni ty. E 'sti cazzi.
Cheppoi son sempre io, eppure son tutti lì che "però così sei più tu", sarà.

Ecco poi, ci son momenti che vorrei strappar via a morsi queste protuberanze che svettano dal mio petto, ridurle in brandelli calpestarle sputarci sopra scalciarle lontano. Ché m'han creato più amarezze che sorrisi, se non quelli altrui, intenti ad analizzare un paio d'occhi che certo non sono quelli verde-nocciola che mi ritrovo ai lati del naso.

Talvolta si mescola tutto e non riesco a distinguere gli errori dai forse e la testa batte forte e ascolto gruppetti punk che idolatravo a 13 anni e piango un po' dentro e m'innamoro di continuo di tutto ciò che non riesco ad odiare.

Per quanto i ty siano vicini e per quanto mi si dica di essere ty da secoli, io mi sento ancora inevitabilmente teen nei miei sogni di gloria e spiriti di rivalsa a caso. Che poi cos'è una data se non si è avvezzi a calendari agende ed appuntamenti? Io non riesco a vedervi nulla più di numeri in sequenza con qualche x sopra.