
giovedì 10 novembre 2011
lunedì 19 settembre 2011
Niente.
martedì 19 luglio 2011
Poche Inutili Certezze.

Non so essere triste.
Le persone gentili indossano New Balance.
L'utilità dei bambini si riduce alla loro grande capacità di rompere i coglioni.
La bellezza del cielo non annoia mai, per quanto ordinaria sia.
Le storie finiscono e si va avanti, e un po' fa bene e un po' fa male.
Organizzeremo cene per il resto della nostra vita, a tema.
Il cancro non avrà mai una cura e spero che tocchi a me in famiglia.
La mamma sarà sempre la mamma.
Mai illudersi di poter imparare a guidare col proprio padre.
Le donne sono tutte delle gran porche, basta saperle mettere a proprio agio.
La gelosia è peggio dei finocchi cotti, ma è fissa nel menù.
I soldi non bastano proprio mai.
Gli uomini non hanno amiche, al massimo si può parlare di conoscenti femminili che avrebbero voluto scoparsi/si sono scopati.
Non credo potrei mai essere magra. E comunque meglio abbondare che deficere.
L'attrazione sessuale è il motore più potente al mondo.
Gli odori vanno necessariamente associati a qualcosa per poter esistere.
Continueremo a scrivere canzoni dedicandole a qualcuno.
I cani saranno sempre meglio degli umani.
I libri letti non saranno mai abbastanza per poter valutare qualcosa in maniera totalmente razionale e distaccata.
Solo chi ha vissuto con un animale può capire cosa voglia dire perderlo.
Il mio colore preferito sarà sempre il rosso.
venerdì 18 marzo 2011
M'Usa.
lunedì 7 marzo 2011
Cosìppare.

domenica 23 gennaio 2011
Giustappunto.

Non scrivo quassù da un tot.
Dovrei/vorrei scrivere anche nell'altro meandro nascosto dei segreti dei fratelli segretissimi, ma nemmeno lì, nada.
Il fatto è che ora ho un “pubblico” reale, col quale forse è più divertente confrontarsi.
Certo, il commentino dello sconosciuto passato di qui per caso, così come quello dell'amica di secoli, è sempre un piacevole tuffo al cuore.
Ma devo dire che fa tutt'altro effetto il vuoto d'aria che si crea mentre finisci di recitare le tue parole, scritte colle tue dita, i tuoi neuroni, i tuoi atrii e ventricoli. Quel vuoto d'aria lì lo percepisci, lo vivi in prima persona. Quello del commentatore seriale no, puoi immaginarlo, e solitamente lo immagini come lo vorresti, e, ancor più solitamente, l'idea supera la realtà, quindi diciamo che ti trovi ad “autoreferenziarti” senza i fondamenti concreti per farlo, supponendo che “possa essere andata così, possa aver pensato quello e quell'altro”, ma buona parte delle volte così non è.
Invece quando sei TU a leggere, TU a scandire, TU a soppesare, sai che al 90% quello che volevi trasmettere è arrivato, perché è stato assunto come TU volevi che avvenisse.
Eqquindi sì, son talmente rinfrancata e estasiata da questa nuova tecnica di condivisione che non sento quasi più la necessità di perpetuare nel farlo qui.
Il tempo passa, eppure ancora non ho perso il vizio di buttare aggettivi ogni 3x2, quando scrivo quando penso quando parlo.
Il mio quadernetto nero è sempre lì in borsa, qualcuno riderebbe nel sapere che è davvero nero.
Vi appunto le parole che mi fanno ridere per lo più, l'altro giorno ne ho segnata un'altra che non so nemmeno se esista e, sincera, non mi interessa saperlo: SVAMPITEZZA, maddò da sbellicarsi.
Eppoi mi sto drogando di stesure da treno, son quelle che mi vengon meglio, i pensieri piùbbelli lì faccio sempre sopra le rotaie. Sarà che le chiappe tremano lassopra e quindi tremo tutta io e quando tremo di norma è perché son coinvolta ed emozionata e quando son coinvolta ed emozionata mi si creano mille muse in testa e potrei affrescare pareti di parole e tagliare ogni pezzo di carta per fare collage di idee nella speranza di perdere la razionalità.
Quanto vorrei imparare a distaccarmi dal reale, scriverei molto più e molto meglio.
Eppoi c'è il glossarietto di Fanelli, e quando mi rendo conto di amare qualcosa lo scrivo subito senza pensarci troppo sopra, eppoi fa troppo ridere trovare cose come “vetrata” o “acqua” e risalire al perché l'abbia scritto, in quali condizioni, dietro quale pensiero.
L'acqua, la amo con tutta me stessa, e non parlo del mare, parlo dell'acqua. Eppoi è così dolce foneticamente parlando, pur avendo in sé quel cq tanto forte ed ingombrante.
Poi penso alle cose che vorrei saper dire bene, e penso che non so dire nulla bene.
Allora ringrazio il Principe, e mi scuso dicendo che quello che non so, lo so cantare.
lunedì 25 gennaio 2010
Uat a Fac.
lunedì 14 dicembre 2009
Ho Cercato.
mercoledì 7 ottobre 2009
Va così.
